A proposito di famiglia

Molti evangelici alla manifestazione “Difendiamo i nostri figli”

Tra il milione di persone che ieri hanno affollato piazza S. Giovanni a Roma, c’erano diverse centinaia di evangelici che hanno gioiosamente testimoniato la bontà del progetto creazionale della famiglia ed espresso la loro preoccupazione per la lenta, ma progressiva introduzione della teoria gender nelle scuole pubbliche, oltre ad esprimere contrarietà ad una legislazione che equipari di diritto o di fatto ogni unione al matrimonio.

Insieme a movimenti quali l’Istituto per la Famiglia, Cristiani per la Nazione e numerose chiese evangeliche, l’Alleanza Evangelica Italiana ha partecipato alla manifestazione “Difendiamo i nostri figli” ritenendola in sintonia con il comun sentire degli evangelici, la stragrande maggioranza del protestantesimo italiano, e dopo aver fatto un intenso lavoro di sensibilizzazione culturale nelle chiese italiane con incontri pubblici anche con i proponenti del ddl sull’omofobia e sulle unioni civili. Nel corso degli ultimi anni l’AEI ha anche prodotto documenti che hanno messo per iscritto analisi e proposte evangeliche.

Il presidente AEI Giacomo Ciccone ha aperto la serie degli interventi dal palco. Davanti ad un milione di persone (fatto mai accaduto prima nella storia evangelica italiana), un evangelico ha dato un contributo di alto profilo spirituale e culturale alla manifestazione. Ciccone ha ricordato che il matrimonio è “una unione di un uomo e una donna che scelgono pubblicamente di portare avanti insieme un progetto condiviso, in solidarietà e fedeltà, ed aperto alla genitorialità”. “Questa comprensione non l’ha inventata il cristianesimo: infatti è impressa da Dio nella creazione. Quindi il matrimonio esiste da sempre e per sempre fintanto che ci sarà questo mondo”. Ricordando l’impegno evangelico per la libertà e la giustizia, Ciccone ha detto che “gli evangelici sono stati sempre presenti, nei momenti cruciali dell’Italia. Lo erano durante il Risorgimento, quando diedero un contributo significativo all’Unità d’Italia. Lo erano durante il Fascismo, quando gli evangelici e i pentecostali in particolare, vennero perseguitati e diedero una dimostrazione straordinaria di amare il Paese, in un momento in cui lo Stato ne rinnegava i valori fondanti. Oggi molti evangelici sono qui a testimoniare che questa piazza esprime un sano pluralismo. Ci sono cose, anche molto importanti, sulle quali non siamo d’accordo con la maggioranza di questa piazza, ma siamo qui tutti insieme perché crediamo nel valore fondamentale della famiglia per il bene della società”

Ricordando la saggezza della Costituzione italiana nel riconoscere la famiglia fondata sul matrimonio e la responsabilità dei genitori di educare i figli, Ciccone ha espresso preoccupazione per il disegno di introdurre un pensiero unico segnato dall’indifferentismo sessuale e di genere, dalla ridefinizione surrettizia del matrimonio, dal’invasione di campo dello Stato nella responsabilità all’educazione sessuale e dell’affettività che compete ai genitori. Pluralismo non significa indifferentismo e società aperta non significa che tutto va bene. Nel rispetto del pluralismo, “l’AEI non è contraria alla regolazione da parte dello Stato delle unioni civili, a patto che non siano simil-matrimoni come nella proposta Cirinnà e non siano l’escamotage per adottare bambini”. “Il matrimonio tra un uomo e una donna ed il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre sono cardini di una società libera e giusta” ha concluso Ciccone, ribadendo l’impegno evangelico a essere sale e luce nel mondo secondo l’evangelo di Gesù Cristo.